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Luigi Schiavone - L'intervista

Scritto da Marco Mammoliti. Postato in Italian Artists

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Luigi Schiavone  - L'intervista

Luigi Schiavone 02

da Enrico Ruggieri a Fiorella Mannoia conosciamo meglio uno dei chitarristi più appassionati del panorama italiano

Marco Mammoliti - Ciao Luigi e benvenuto su www.guitar-nbass.com. Il tuo nome è ben noto non solo per la tua lunghissima collaborazione con Enrico Ruggeri ma anche per la qualità delle tue produzioni (ricordiamo una per tutte “Quello che le donne non dicono” cantata da Fiorella Mannoia e per la quale hai ricevuto il riconoscimento ‘Premio della critica’ al Festival di Sanremo 1987) e per le tue pubblicazioni da solista.

Il 27 ottobre, a distanza di 6 anni da “16 Steps to the Sky”, è uscito “A-NOVA”. Come è maturato questo quinto album e come lo definiresti?

Luigi Schiavone - Mi piace definirlo proprio in relazione a “16 Steps to the Sky”: 6 anni fa attraversavo un momento di 'ritiro', avevo bisogno di percorrere quei 16 scalini per riappropriarmi di un mio 'centro di gravità' diciamo. Quel disco racconta di questo ripiegarmi sulla mia intimità, era la storia di una piccola e quotidiana ascesa verso il mio privato.
A distanza di 6 anni con “A-NOVA” ho cercato di fare un'operazione per certi versi simile e opposta: ho provato a spiegare le tappe di un viaggio nello spazio 'là fuori', in un mondo distante che volevo fare mio.
“A-NOVA” è una sorta di viaggio cosmico. Con mio figlio, lavorando al concept, ho scoperto che in greco cosmo significa all’incirca “universo concluso e perfetto” nel senso di 'finito'. La radice della parola è la stessa di “cosmesi”: “A-NOVA” perciò è anche un viaggio estetico, sensoriale, ai confini di un universo che ha una fine che non possiamo mai davvero raggiungere, per così dire.
In questo senso fa il paio con il precedente lavoro: un po' come quello che abbiamo dentro, la nostra psicologia, l'esplorazione di qualunque spazio cambia lo spazio che esploriamo e così non conosciamo mai 'definitivamente' nemmeno le cose finite. Che sia lo spazio profondo o che siamo noi stessi.

MM -  Ti sei sempre dichiarato molto attaccato a “16 Steps to the Sky”, il tuo primo album completamente strumentale (ricordo che nel 1991 hai esordito con “La spina nel fianco”, nel 1993 hai pubblicato “Animale”, e nel 1997 “III”, tutti cantati da te). Cosa ti aspetti da un punto di vista emotivo da “A-NOVA”?

LG - Vorrei che “A-NOVA” fosse un po' questo: un disco di scoperta. Vorrei che ascoltandolo cambiasse quello che ci si sente dentro, che ogni volta nuovi dettagli (nei suoni, negli arrangiamenti) diventassero salienti. Ecco, anche se so che si dice spesso, da un punto di vista emotivo mi piacerebbe che fosse un disco che non è esaurito dal singolo ascolto.

MM - Nell’album c’è un brano leader, quello a cui ti senti più attaccato?

LG - “Farewell to Aldebaran” credo sia una delle tracce più ‘riuscite’, ma trattandosi di un disco concept, come se ne facevano una volta, non direi che c’è una traccia più importante delle altre.

MM - Tutto il disco ha delle decise influenze elettroniche e delle ritmiche molto interessanti. L’inizio soft fa da preludio ad un album più “cattivo” dove la chitarra è sempre la padrona di casa. A me personalmente piace molto “ARP 87”… ha un gran bel groove! Come è stato sviluppato questo brano nello specifico?

LG - Più o meno come tutti gli altri, ho prima costruito dei riff di chitarra e poi ho cercato di incastrarli in una ritmica batteria/basso costruita con strumenti virtuali. Poi (nel caso di “ARP 87”) ho affidato la ritmica alla coppia Eugenio Mori/Marco Mangelli che l’hanno decisamente “umanizzata".

MM - Tu hai iniziato da autodidatta. Come è proseguito il tuo sviluppo didattico e artistico e quali sono state le tue fonti di ispirazione?

LG - Ho iniziato da autodidatta e ho cercato di sviluppare un mio stile personale. La folgorazione per la chitarra è arrivata dopo aver visto al cinema l’esibizione di Alvin Lee a Woodstock, ero ancora un bimbo. Poi un mio compagno di scuola di origine australiana mi portò, di ritorno dalle vacanze il primo album degli AC/DC e mi consumai i polpastrelli per cercare di emulare i riff e i soli dei fratelli Young. Qualche anno dopo entrò in casa mia (da un amico di una mia sorella) “A night at the opera" dei Queen e Brian May divenne un altro mio ‘guitar hero’. Ecco, diciamo che insieme a Jimmy Page e Richie Blackmore questi sono stati i miei ‘fari’.

MM - Poi sei passato dalle band locali alla collaborazione con Enrico Ruggeri grazie alla fine della tua band i “Kaos Rock” e della band di Enrico i “Decibel”. Come nasce questa collaborazione e, da un punto di vista non solo musicale ma anche umano, come si riesce a mantenere un rapporto di amicizia nonostante il lungo rapporto lavorativo?

LG - La collaborazione nasce casualmente: io ed Enrico frequentavamo la casa di due fratelli, il più giovane era un mio compagno di classe e quello più grande, coetaneo di Enrico. Dopo la fine della sua esperienza coi Decibel mi chiese di collaborare con lui per registrare dei suoi brani nuovi. Avevo a casa un registratore a bobine e mi dilettavo in quella che era la ‘home recording’ dell’epoca. La nostra collaborazione è durata fino all’anno scorso quando lui ha deciso di riunirsi ai suoi vecchi compagni d’avventura.

MM - Cosa hai provato nel 1993 quando sul palco dell’Ariston Ruggeri ha voluto condividere con te il successo della canzone “Mistero”? Un bel segno di amicizia non trovi?

LG - Credo di essere stato il primo ‘musicista aggiunto’ del Festival di Sanremo. Partecipare è stata un’esperienza indimenticabile ed emotivamente faticosa. Devo dire, però che, come forse sa chi mi conosce meglio – diciamo nel privato – non ho mai considerato l’aspetto ‘pubblico’ del mio lavoro come una parte essenziale di quello che faccio. Vivo tendenzialmente di altri riconoscimenti.

MM - Puoi spiegarci cosa è il Progetto Sinergia, la così detta SuperBand?

LG - Una band voluta dal grande Pino Scotto, se non sbaglio per il suo secondo album da solista, nel 1994. Oltre a me c’erano Fabrizio Palermo al basso, Antonio Aiazzi (ex Litfiba) alle tastiere e Lio Mascheroni alla batteria. Dopo uno showcase di presentazione del progetto non c’è stato purtroppo più alcun seguito.

MM - Vista la tua lunga esperienza di arrangiatore e compositore, come elabori un pezzo? E come ti comporti nei confronti della ritmica di un pezzo (inteso come le parti di batteria)?

LG - In genere parto appuntandomi un giro armonico o un riff (con chitarra o tastiera). Poi costruisco sopra la melodia. Quindi abbandono la composizione e lo lascio ‘decantare’ fino a quando me lo dimentico. Quando lo riascolto, se mi piace ancora, vado avanti e inizio a fargli un ‘vestito’. Ormai ci sono strumenti virtuali (senza fare pubblicità) che ti consentono di mettere a fuoco un disegno ritmico di batteria con poca approssimazione. La tecnologia in questo caso mi aiuta moltissimo!

MM - Puoi spiegare ai nostri lettori come si sviluppa una giornata in studio di registrazione?

LG - Beh, dipende dal tipo di lavoro. Ci sono periodi in cui si ricercano suoni, soluzioni ritmiche, stesure dei brani, scelta delle tonalità… Altri nei quali bisogna mettere in “bella copia” quello che si è appuntato precedentemente. Poi ci sono i missaggi…insomma, diciamo che non ci si annoia!...

MM -  La scelta di fare il musicista di professione quanto e come ha influenzato il resto della tua vita?

LG - Direi che è stata una scelta obbligata visto che non sono riuscito a fare il calciatore. Ho fatto diventare una professione quello che per me era un semplice hobby. Com’è ovvio ‘fare il musicista’ ha cambiato radicalmente la mia vita, però. Per quanto io sia una persona metodica e un uomo decisamente mattiniero, ho avuto e ho orari e abitudini che sono molto diversi da quelli di chi fa un lavoro d’ufficio. Gli anni di lavoro più intensi, poi, mi hanno tenuto spesso lontano da casa e anche se è facile immaginare si tratti di una lontananza piacevole, il modo in cui sono fatto mi porta a preferire una dimensione più ‘quotidiana’ e casalinga.

MM -  Tu fai orgogliosamente parte della Nazionale Cantanti come portiere. Ci puoi parlare degli aspetti extra-musicali della tua vita?

LG - In realtà non ne faccio più parte. E ultimamente avevo abbandonato la porta per il centrocampo. Dall’anno scorso ho abbandonato proprio il calcio per un problema al ginocchio. Ho iniziato a giocare a golf e vado in palestra abbastanza regolarmente. Mi piace andare al cinema. Rigorosamente i pomeriggi dei giorni feriali, quando il tempo me lo consente.

MM - A casa ascolti mai dei dischi sui quali hai suonato?

LG - No, quasi mai. A meno che debba tirarmi giù delle parti da suonare dal vivo che in genere non ricordo mai.

MM -  Cosa ti piace e cosa non ti piace del business musicale e come vedi il panorama musicale attuale?

LG - Vedo soprattutto poche opportunità per le nuove leve, e intendo pochi spazi, sia in TV che dal vivo, dove poter presentare la loro musica. E le major ancora in attività investono pochissimo su nuovi progetti, aspettando che questi emergano prima come ‘indipendenti’, che in molti casi significa o tramite canali ‘digitali’ propri (Youtube e simili) o attraverso la validazione dei talent. Lo trovo un po’ avvilente. Ciononostante noto che la voglia di fare musica e l’entusiasmo ci sono ancora e questo fa ben sperare per il futuro. In breve, sono contento che i miei figli non abbiano seguito “le orme paterne”!

MM - C’è qualche rimpianto in te per delle cose fatte e che oggi non rifaresti o viceversa?

LG - Sicuramente non rifarei i miei tre album da cantante. Non mi sono mai trovato a mio agio in quella veste e probabilmente quei brani avrebbero potuto essere valorizzati meglio da qualche cantante ‘vero’.

MM - Ti ringrazio molto per il tuo tempo e confido nel fatto di poter venire ad un tuo prossimo concerto.

LG - Grazie a te. Ti aspetto!
 

 

Luigi Schiavone 01

Luigi Schiavone Bio

Luigi Schiavone nasce a Roma l’8 settembre 1959, unico figlio maschio, con tre sorelle (tutte con la passione per la musica). Fin da piccolo, dimostra il suo interesse per la musica e grazie a un regalo del padre, una chitarra, inizia a strimpellare da autodidatta lo strumento che diventerà poi il suo strumento ‘principe’.

Dagli inizi al Punk: i Kaos Rock
Dopo aver suonato come chitarrista in alcune band scolastiche, entra nei Kaos Rock, band molto conosciuta nell’underground milanese della fine anni ‘70, che aveva come base il centro sociale ‘Santa Marta’; la band aveva partecipato allo storico concerto del giugno ’79 dedicato a Demetrio Stratos appena scomparso (documentato dal doppio LP 1979 – Il Concerto – Cramps); Luigi nel 1980 pubblica con i Kaos Rock due 45 giri e il mitico album W.W. 3 per la storica etichetta Cramps.

Periodo post punk – Enrico Ruggeri
La fine dei Kaos Rock coincide con il periodo in cui Enrico Ruggeri lascia i Decibel ed è alla ricerca di nuovi collaboratori. Si ricorda del magro chitarrista Luigi Schiavone, che frequenta le stesse sue amicizie ed ecco che nel 1981, quando inizia a lavorare al suo primo album da solista, decide di coinvolgere Luigi che in quel periodo lavora in un negozio di elettrodomestici. Il primo disco di Ruggeri, Champagne Molotov viene così principalmente registrato di notte per far sì che anche Luigi possa partecipare. Nasce così in quel periodo la coppia Ruggeri-Schiavone, che tanti successi porterà negli anni successivi. È di questi anni il primo brano composto da Ruggeri-Schiavone, Non finirà che vedrà la luce solo nel 1986 nel disco Enrico VIII.

Polvere e gli Champagne Molotov, passando per Sanremo
Il primo disco prodotto della coppia Ruggeri-Schiavone non ha un grande riscontro di vendite, ma è il preludio al disco successivo di Ruggeri, Polvere (1983), il cui brano trainante, che dà il titolo all’album, ha la musica composta proprio da Luigi, e permette a Ruggeri di iniziare a farsi conoscere al grande pubblico; con questo LP nasce anche il nucleo storico degli Champagne Molotov: Luigi Schiavone e Renato Meli (che proveniva dai Jo Squillo Eletrix, band del giro Kaos Rock). In questi inizi Luigi collabora a qualche progetto dance in cui Enrico è coinvolto, fra cui il primo disco di Den Harrow. Si arriva così al 1984, anno in cui oltre alla collaborazione classica con Enrico Ruggeri, Luigi pubblica C’è la neve, il primo 45 giri degli Champagne Molotov, band che accompagna Ruggeri in tour ed è composta nella line-up definitiva da: Luigi Schiavone (chitarre), Renato Meli (basso), Stefania Schiavone (pianoforte), Alberto Rocchetti (tastiere) e Luigi Fiore (batteria). La band, oltre a proporre i due brani del 45 giri nel tour di Enrico, partecipa al Festivalbar dove si afferma vincendo il Disco Verde, riconoscimento assegnato al miglior artista giovane, e che li vede esibirsi nella finale all’Arena di Verona, in una performance di grande impatto. Nel 1985 gli Champagne Molotov partecipano al Festival di Sanremo, nei giovani, con il brano (sempre composto tra l’altro da Luigi) Volti nella noia. Purtroppo il brano, di non facile presa al primo ascolto, non permette agli Champagne di accedere alla serata finale.
Negli anni seguenti Luigi e gli Champagne Molotov continuano ad affiancare Enrico in tour e in studio, contribuendo al successo e al sound di Enrico, soprattutto grazie al suono caratteristico di Luigi che inizia a essere considerato fra i migliori chitarristi italiani.

Nazionale Cantanti, Premio della critica e produttore.
Nel 1986 Luigi e gli Champagne Molotov partecipano al tour Confusi in un playback-Live di Ruggeri-Locasciulli (durante questo tour, il 24 gennaio 1986, Luigi ha la gioia di diventare padre per la prima volta con la nascita di Giuseppe, seguita qualche anno più tardi, il 16 gennaio del 1990 dalla nascita di Chiara). Nel 1987 al Festival di Sanremo, mentre Ruggeri si afferma insieme a Morandi e Tozzi con il brano Si può dare di più(il lato B del 45 giri, venduto in tutto il mondo, vede un brano composto da Luigi, La canzone della verità), il duo Ruggeri-Schiavone come autori ottiene il prestigioso riconoscimento ‘Premio della critica’ con la canzone Quello che le donne non dicono cantata da Fiorella Mannoia.
Dopo il fortunato e ‘all sold-out’ tour documentato nell’album Vai RRrouge, in cui Enrico e gli Champagne Molotov sono accompagnati dall’Orchestra Filarmonica di Alessandria, Luigi mette ancora più in risalto le sue dote chitarristiche, soprattutto nel tour estivo dello stesso anno, in cui le sonorità rock la fanno da padrone (ricordiamo la cover dei Deep Purple Highway star). Il tour si conclude nel settembre del 1987 con un sold-out di altri tempi al Palatrussardi di Milano. In questi anni Luigi entra anche a far parte della Nazionale Cantanti, come portiere.
Nel 1988 Luigi è impegnato per la prima volta in veste di produttore: infatti è in sala per il primo disco della rock-band italiana Sharks dal titolo Notti di fuoco. Negli anni seguenti produrrà il disco di una rock band milanese, i Black Rose Kingdom.
Con l’album di Ruggeri La parola ai testimoni (in cui Luigi ‘scopre’ il computer) e il successivo tour, arriva la fine del periodo Champagne Molotov: infatti, con la fine del 1988, la band si scioglie.

Gli anni 90: gli album da solista, nuove collaborazioni e il progetto Sinergia.
Negli anni 90, oltre a continuare la collaborazione con Enrico Ruggeri come autore, arrangiatore e musicista, sia in tour che in studio (sono gli anni dei grandi successi di vendita de Il falco e il gabbiano e di Peter Pan), Luigi dà vita anche al suo progetto solista. Infatti, nel 1991 pubblica per la CGD il suo primo album La spina nel fianco in cui inizia, timidamente, ad apparire oltre che in veste di autore e musicista, anche in veste di cantante. Il disco, composto da brani di alto livello compositivo, ottiene un discreto successo di pubblico, grazie anche a canzoni quali Prima del temporale (cantata da Enrico Ruggeri, e fino a quel momento ancora inedita) e Pellerossa (in cui Luigi canta con Enrico e Massimo Riva).
Segue poi il disco Animale(1993) dove Luigi dimostra di aver maggior padronanza con il cantato; l’album ottiene un buon successo, grazie al video e alla promozione, partecipando al Cantagiro di quell’anno con il singolo Animale.
Il 1993 è stato anche l’anno del trionfo di Ruggeri al festival di Sanremo con la canzone Mistero: Enrico ha voluto condividere questo successo con il suo amico-collaboratore di sempre, Luigi, che è sul palco dell’Ariston a suonare la chitarra; il sorriso di Luigi nell’esecuzione del brano dopo la proclamazione di Baudo, dimostra come quella fosse anche una sua vittoria. Luigi accompagna Enrico anche all’Eurofestival dello stesso anno, viaggiando fino in Irlanda in automobile, data la sua avversione per gli aerei.

Nel 1994 Luigi, per la prima volta, pubblica un brano senza il testo di Enrico Ruggeri, nel disco del Progetto Sinergia, super-band composta da Luigi, Antonio Aiazzi (Litfiba,) Fabrizio Palermo (Sharks, Clandestino), Lio Mascheroni e Pino Scotto (ex Vanadium). In questi anni partecipa anche al tour europeo di Marco Masini.
Gli anni ’90 si concludono con il terzo disco di Luigi come interprete. L’album s’intitola III ed è il più rock dei tre dischi, ma anche il meno fortunato nelle vendite (nel CD troviamo una cover di Tom Waits e una di Billy Idol).

Il nuovo millennio: Ruggeri, Riff raff e la Notte delle Chitarre.
Luigi continua, anche nel nuovo millennio, a collaborare con Enrico Ruggeri, e inizia ad avvicinarsi anche a nuove sonorità, al jazz, al folk, grazie anche ai nuovi musicisti che entrano nella band di Ruggeri in quegli anni.
Nello stesso periodo, Luigi fonda la cover band Riff-Raff, tributo agli AC-DC, con la quale suona per qualche anno per puro diletto; inoltre Luigi è uno dei chitarristi che partecipano, in giro per l’Italia, alle serate La notte delle Chitarre, insieme a Maurizio Solieri , Cesareo, Ricky Portera, Max Cottafavi, Luca Colombo, Mario Giuseppe Scarpato e Fabrizio Consoli.

Nel 2011 esce il suo primo CD strumentale, 16 steps to the sky.
Nuove avventure e progetti musicali attendono Luigi nei mesi che verranno, prima tra tutte l’uscita del suo nuovo lavoro, A-NOVA Ricordiamo che in tutti questi anni Mr Guitar Man, insieme a Enrico Ruggeri, ha composto brani per tantissimi interpreti, fra i quali Fiorella Mannoia, Gianni Morandi, Anna Oxa e Loredana Bertè. Inoltre come musicista, ha suonato nei dischi di Gianna Nannini, Clandestino, Spagna, ecc ecc…

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