John Coltrane

John Coltrane

Live Trane: The European Tours

Con questo cofanetto, pubblicato dalla Fantasy attraverso l’etichetta controllata Pablo, si è celebrato il 75° anniversario della nascita di John Coltrane e si sono raccolte otto ore abbondanti di registrazioni live effettuate nelle maggiori città europee (Parigi, Amburgo, Stoccolma, Berlino, Stoccarda) nelle tre tournée che il gruppo compì nell’autunno degli anni 1961, 1962 e 1963.coltrane

Furono gli anni dell’affermazione di Coltrane presso un pubblico vasto, e quelli in cui il musicista compose alcune delle opere più belle della sua produzione (citiamo Africa, India, Olé, Impressions e Spiritual). Merito di una maturità finalmente raggiunta dopo anni d’incertezze, di uno stile personale consolidato, e di una formazione – il Quartetto Classico con McCoy Tyner, Elvin Jones e Reggie Workman, poi sostituito da Jimmy Garrison – che si distinguerà per affiatamento, continuità ed ‘unità di stile’.

Uno dei motivi di maggior interesse di Live Trane è dato dalla presenza in alcune date del primo tour (Parigi, Stoccolma ed Amburgo 1961 rappresentato qui da 9 brani del tutto inediti) di Eric Dolphy, talentuoso polistrumentista californiano – eccellente al sax alto ed autentico pioniere dell’uso nel jazz di strumenti atipici come il flauto e il clarinetto basso – preso in un momento magico della sua purtroppo breve carriera e col quale Coltrane intraprese una breve e fruttuosa collaborazione. Del quintetto con Dolphy è possibile ascoltare tre belle versioni del valzer My Favorite Things, due di Impressions, una serie di classici coltraniani (la tenera Naima, Mr. P.C., il portentoso Blue Train), e quella Miles’ Mode che fino al giugno ’62, data della sua incisione in studio, sarà nota col titolo The Red Planet.
I successivi 28 brani sono delle registrazioni tratte dalle tournée che, nel 1962 e 1963, videro approdare ancora nel Vecchio Continente il John Coltrane Quartet composto dal gruppo di Coltrane con, in aggiunta, McCoy Tyner al pianoforte, Jimmy Garrison al contrabbasso e il torrenziale Elvin Jones alla batteria. Gli stessi, ad eccezione di Garrison, sostituito da Reggie Workman, facevano parte anche del quintetto con Dolphy, nella tournèe del 1961. Molti brani sono già stati editati dalla Pablo in apprezzati dischi live quali Bye Bye Blackbird, The Paris Concert, The European Tour ed Afro Blue Impressions (risaltano meravigliose versioni di I Want To Talk About You, Afro Blue e Chasin’ The Trane). Altri, invece, sono inediti come The Inch Worm e My Favorite Things (ancora Parigi ’62), il lungo blues Traneing In (Stoccolma ’63), ed una splendida, interminabile Impressions (Stoccarda ’63), in cui, dopo i notevoli assolo di Tyner e Garrison, Coltrane si lancia in una sortita solistica impetuosa e travolgente, supportata dal propulsivo drumming di Elvin Jones.

La qualità media delle performance è davvero pregevole, a dimostrazione del fatto che questo periodo fu tra i più prolifici e brillanti della carriera del grande jazzista, e anche se la ripresa del suono e le registrazioni non sono sempre di altissimo livello, il grandissimo valore storico di queste “take” fa superare senza remore le piccole imperfezioni tecniche che affiorano qua e là. In tutto ci sono oltre quattro ore di materiale inedito e la compilazione in stretto ordine cronologico ci consente di apprezzare, con chiarezza, il processo di accumulazione passionale che il progetto di Coltrane stava sviluppando.

Il dato costante è la grande intensità che emerge da questi lunghissimi brani (molti superano abbondantemente la soglia dei venti minuti; l’ultimo brano, una straordinaria “Impression” registrata a Stoccarda il 4 novembre del 1963, supera la soglia dei 27 minuti!). Avvertiamo nettamente una sorta di fuoco interiore che si sprigiona dall’entità che si viene a formare ogni sera nella unione fra John Coltrane e i suoi due sax (tenore e soprano). I partner non sono da meno e supportano il leader, nelle sue proiezioni verso l’infinito, con grande partecipazione e amore.

La prospettiva storica, che ci è consentita dall’ascolto di registrazioni effettuate ormai quarant’anni fa, ci permette semmai di puntualizzare meglio il ruolo di Dolphy e di McCoy Tyner. Il primo si conferma partner ideale per Coltrane, anche perché portatore di una forma di spiritualità diversa e assolutamente complementare, più terrena, più legata al superamento di limiti insiti nello strumento, mentre Trane è proiettato ancora più in là, a cercare di superare i limiti imposti dalla vita, dando già per scontato il superamento di quelli insiti nello strumento. Allo stesso tempo però la presenza di un secondo strumento a fiato sembra distogliere un po’ la musica dalla centralità del progetto e non è un caso che, pur rimanendo i due ottimi amici, il sodalizio artistico si sia interrotto prematuramente.

Il percorso artistico del pianista, all’interno del quartetto, si è rivelato essere artificioso. Tyner deve cercare in qualche modo di stare dietro al leader nell’esplorazione di quegli universi paralleli che solo Coltrane sapeva individuare, e spesso si ha come la sensazione che, quando la palla passa a lui, il pianista costringa la musica a fare un paio di passi indietro, in cerca di un mood meno rischioso, meno stellare. Non è un caso, il fatto che sarà proprio McCoy Tyner il primo a lasciare il quartetto, alla fine del 1965, dichiarando: “Quello che John sta facendo ora è costruttivo per lui, ma non è più compatibile con quello che io voglio fare”. Poche settimane dopo, all’inizio del 1966, anche Elvin Jones abbandonerà, non sopportando l’idea che gli fosse stato affiancato un secondo batterista, Rashied Ali.

Trentasette tracce, una bella manciata di inediti, più di otto ore di musica superlativa: Live Trane si rivela autentico monumento all’arte live di John Coltrane che va ascoltato con calma, centellinato, assorbito lentamente, con frequenti ritorni e riletture meticolose che consentiranno una sorta di interiorizzazione approfondita.

Brani:
(1961)
01. Impressions (Coltrane) – 11:17
02. My Favorite Things (Hammerstein/Rodgers) – 25:16
03. Blue Train (Coltrane) – 8:58
04. Naima (Coltrane) – 4:08
05. Impressions (Coltrane) – 7:22

06. My Favorite Things (Hammerstein/Rodgers) – 20:27
07. Mr. P.C. (Coltrane) – 11:20
08. Miles’ Mode (Coltrane) – 10:38
09. My Favorite Things (Hammerstein/Rodgers) – 19:16

(1962)
10. Norman Granz Introduction
11. Bye Bye Blackbird (Dixon/Henderson) – 19:48
12. The Inch Worm (Loesser) – 10:17

13. Ev’ry Time We Say Goodbye (Porter) – 4:57
14. Mr. P.C. (Coltrane) – 15:16
15. My Favorite Things (Hammerstein/Rodgers) – 23:58
16. The Inch Worm (Loesser) – 7:09
17. Mr. P.C. (Coltrane) – 15:07
18. Naima (Coltrane) – 9:24
19. Traneing In (Coltrane) – 18:46
20. Bye Bye Blackbird (Dixon/Henderson) – 17:54
21. Impressions (Coltrane) – 8:04

(1963)
22. Swedish Introduction (Coltrane) – 1:09
23. Traneing In (Coltrane) – 11:50
24. Mr. P.C. (Coltrane) – 18:27
25. Naima (Coltrane) – 6:49
26. The Promise (Coltrane) – 6:57
27. Spiritual (Coltrane) – 12:24
28. Impressions (Coltrane) – 11:35

29. I Want to Talk About You (Eckstine) – 9:54
30. My Favorite Things (Hammerstein/Rodgers) – 13:56
31. Mr. P.C. (Coltrane) – 26:31
32. Lonnie’s Lament (Coltrane) – 10:13
33. Naima (Coltrane) – 8:04
34. Chasin’ the Trane (Coltrane) – 5:44
35. My Favorite Things (Hammerstein/Rodgers) – 21:04
36. Afro Blue (Santamaria) – 7:42
37. Cousin Mary (Coltrane) – 9:54

38. I Want to Talk About You (Eckstine) – 8:26
39. Impressions (Coltrane) – 27:15

Musicisti:
John Coltrane (sax soprano e tenore)
Eric Dolphy (1961) (sax alto, flauto, clarinetto basso)
McCoy Tyner (piano)
Reggie Workman (1961), Jimmy Garrison (1962, 1963) (contrabasso)

Elvin Jones (batterista)

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