AndreaBraido_2011

Andrea Braido

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Andrea Braido, trentino di nascita, ha iniziato la sua carriera di chitarrista principalmente da autodidatta, sviluppando così uno stile personale che non tarda ad attirare l’attenzione di cantanti come Zucchero, Vasco Rossi e Mina che lo chiamano nella formazione per tour e dischi. Tra le sue collaborazioni spiccano quelle con artisti del calibro di Marcus Miller, Frank Gambale, Maurizio Colonna e Bobby Sparks.

 

 

Andrea Braido

 

Andrea Braido, trentino di nascita, ha iniziato la sua carriera di chitarrista principalmente da autodidatta, sviluppando così uno stile personale che non tarda ad attirare l’attenzione di cantanti come Zucchero, Vasco Rossi e Mina che lo chiamano nella formazione per tour e dischi. Tra le sue collaborazioni spiccano quelle con artisti del calibro di Marcus Miller, Frank Gambale, Maurizio Colonna e Bobby Sparks.

– Come è iniziata la tua carriera di musicista?
– Ho inziato come batterista a 16 anni, poi sono passato alla chitarra; i miei punti di riferimento sono stati Hendrix scoperto grazie a un amico. In ambito rock sicuramente Blackmore, Beck per la fusion e poi McLaughlin. Comunque non mi sono limitato alla sola chitarra, ascoltavo molta altra musica, seguivo pianisti, bassisti e ogni genere di strumento. Suono anche il basso, ad esempio nei miei dischi solisti e in varie collaborazioni che ho fatto con Baccini, nelle pre-produzioni con Vasco mi cimento in questo strumento. Poi ho seguito molto Jaco Pastorius, Chick Corea, Stravinskji. In realtà mi sento fuori dagli schemi tradizionali, sono autodidatta, tranne per qualche studio di teoria e solfeggio che ho fatto al conservatorio, ma mi sento completo, tranne per qualche studio di teoria e solfeggio che ho fatto al conservatorio.

– Quindi ti senti un musicista “particolare”, nel senso che la tua crescita è stata dettata dal tuo istinto invece che guidata dagli studi?
– Sì, penso che la mia fortuna è quella di non sentirmi etichettabile, sia in quello che suono sia negli ascolti: posso passare dagli AC/DC a Bartòk e avere la stessa soddisfazione nell’ascoltarli. La mia ricerca personale nella musica mi ha aiutato a trovare un mio stile musicale.

– Hai molte collaborazioni alle tue spalle, parlaci un pò del tuo curriculum.
– In italia ho cercato di fare tutto quello che si riusciva a fare, Zucchero, Vasco, Mina, Baccini ecc… All’estero ho avuto belle soddisfazioni, ho fatto un tour con Frank Gambale e Maurizio Colonna in trio, ho collaborato nel brano “Blast” di Marcus Miller, nel disco di Bobby Spark, poi in moltissimi dischi pop famosi, molte jam sessions. Ma la cosa importante è quella di fare le cose con la massima volontà e amore per la musica, questo è quello che conta. AndreaBraido_2011

– Progetti in arrivo?
– Latin Braidus è il mio ultimo disco, ci sono molti musicisti anche giovani e di talento che ho voluto promuovere; c’è anche Marcus Miller con cui ci siamo scambiati il favore di collaborare nei rispettivi dischi. Nel disco ho suonato chitarra, basso e batteria ma ho voluto chiamare musicisti nuovi, e visto che il mondo della musica è un ambiente difficile ho voluto contribuire un po’ in questo modo.

– Ecco, parliamo della situazione musicale in Italia, purtroppo molto in crisi.
– La situazione non è buona ma non solo in Italia, anche all’estero si fatica. Io suono professionalmente da 25 anni e ho fatto cose che molti si sognano, e non basta avere le conoscenze, bisogna proprio suonare bene! Ho fatto molti dischi e programmi televisivi di rilievo però vengo ancora visto come un musicista underground. Per me conta solo la musica, quindi nel momento in cui mi stufo di suonare mi ritiro da questo tipo di società che non ha senso di esistere. Se invece si può suonare con il dovuto rispetto per la musica allora mi ci butto dentro, ma non faccio le cose tanto per farle, le devo “sentire”!

– Quindi non ami molto quello che succede nell’ambiente musicale.
– Beh sai, si vedono persone che vengono esposte in tv, tipo da Marzullo e altre trasmissioni che comunque ti danno una bella vetrina, ma magari questi musicisti non hanno un’esperienza all’altezza della situazione. Io ho avuto il piacere di suonare con Mina dopo anni che non si faceva vedere, molte grandi cose con Vasco, il concerto di Zucchero a Mosca ecc…; sarebbe bello poter parlare delle emozioni che queste cose mi hanno dato, però non vieni considerato: o sei una specie di “velina” o niente. Sono un talento che viene seguito dai ragazzi a cui devo molto (come diceva Frank Zappa “io faccio concerti grazie ai fans”) e questo è molto importante, li ringrazio tutti, ma se l’ambiente non include questo aspetto, allora non se ne fa nulla… per quanto mi riguarda.

– Infatti si nota anche un abbassamento del livello dei musicisti usciti negli ultimi anni, dovuto credo al decadimento dell’ambiente musicale stesso.
– Vero, il livello è bassissimo perchè molti non sanno cosa vuol dire suonare: magari si trova gente inesperta ma che suonano in grandi situazioni. Per chissà quale strano motivo poi. Bisogna avere il coraggio di osare e buttarsi: prima del concerto di “Fronte del palco” Vasco mi ha detto “Guarda che qua devi spaccare, massacrare, sei sicuro?” e io ero gasatissimo! Le mie origini montanare (sono nato in Trentino) mi hanno dato un temperamento duro, duro con me stesso prima di tutto, e molto critico. Quello che posso consigliare ad aspiranti musicisti è proprio questo, di essere duri e inflessibili nell’approccio, cosa che poi ti dà motivazione e sicurezza in te stesso. Solo così puoi guardarti allo specchio e avere il coraggio di presentarti e far sentire a tutti come suoni. Bisogna sentirsi all’altezza ma ovviamente devi avere quella grinta che serve e che gli altri musicisti recepiscono quando, poi, si convincono delle tue capacità. E’ proprio quello che è successo con Marcus Miller: mi sono sentito in grado di fargli ascoltare alcune mie cose e lui mi ha addirittura chiesto di fare un solo nel suo disco, non mi aspettavo tanto! Volevo solo che sentisse la mia musica e invece mi ha ripagato così perché, secondo me, ha recepito il mio “coraggio” nel mostrarmi. Alla fine di tutte le chiacchiere, però, a me interessa solo suonare e divertirmi!

– Un consiglio a chi si vuole affacciare nel mondo della musica?
– E’ molto difficile dire una cosa saggia, obiettiva, però posso dire che bisogna credere molto in quello che si fa ed essere pronti all’eventualità di abbandonare la propria regione, il proprio stato. Se mi fossi sentito troppo legato alla mia terra e non avessi osato non avrei fatto quello che ho fatto, ho trovato il coraggio di buttarmi, anche allo sbaraglio se serviva! So che al giorno d’oggi è difficile fare le cose senza delle sicurezze, ma io mi sono trovato più di una volta sotto un ponte a chiedermi “E ora che faccio?!?”, e questo è servito; alla fine mi ha sentito uno, poi un altro e da cosa nasce cosa. Quando ho iniziato io, 25 anni fa, era così adesso non so di preciso cosa si deve fare, non saprei cosa dire. Posso solo dire che la musica non è trattata come merita, la gente ormai la prende come un sottofondo molto insipido e soprattutto le canzoni vengono percepite in una maniera molto riduttiva: voglio dire, c’è da assaporare anche la musica con tutte le sue sfaccettature, non solo il ritornello orecchiabile. Bach ad esempio è da ascoltare assolutamente, e poi anche Ligabue… se a uno piace per carità! Ma seguire musiche più varie possibili, come ad esempio la musica araba, indiana ecc. ti apre la mente, non esiste solo la melodia che, comunque, è una componente importante, ma non è l’unica. Questo però è il mio punto di vista, poi se uno vuole ascoltare per tutta la sua vita Gigi D’Alessio o i Gemelli Diversi va benissimo così, l’importante è che a lui piacciano! Di certo a me non basterebbe un universo musicale ristretto. Mi serve di più.

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