ClaudioFormisano

Claudio Formisano

presidente della Master Music e neo presidente di Dismamusica

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Abbiamo incontrato Claudio Formisano, neo presidente di Dismamusica (associazione nazionale di distributori, importatori e produttori di strumenti ed edizioni musicali ed accessori aderente a Confcommercio) e presidente della Master Music, al quale abbiamo posto alcune domande ottenendo un interessantissimo quadro sul “pianeta musica” in Italia.

Claudio Formisano

presidente della Master Music e neo presidente di Dismamusica

 

Marco Mammoliti: Presidente, la Master Music importa e distribuisce strumenti musicali in Italia da oltre 10 anni, ma la sua famiglia è presente nel mercato musicale da oltre 30 anni. Da dove nasce esattamente questo interesse nei confronti della musica?
Claudio Formisano: Come dice Fossati ”la musica mi gira intorno” dalla nascita. Sono figlio di un musicista, Tonino che, ai suoi tempi, ha avuto una bellissima orchestra e una certa notorietà. Poi c’è mio zio Gegè Di Giacomo, il famoso batterista di Carosone, epico; un altro zio Luigi Liguori, batterista di Dorelli – credo per 25 anni. Aggiungo mio cugino Gaetano Liguori, figlio di Luigi della scuola di Gaslini, che attualmente insegna jazz al conservatorio di Milano per terminare con i miei tre fratelli tutti musicisti.
Come vedi sono cresciuto nella musica e ho imparato a suonarla, gustarla, viverla, apprezzarla e amarla fin da piccolo.

MM: In effetti ho riscoperto in lei un buon musicista oltre che un eccellente imprenditore! Ci parli della sua passione musicale.ClaudioFormisano
CF: Buon musicista è troppo generoso. Ho iniziato per diletto come batterista a 11 anni, all’epoca dei Beatles, ho vissuto tutta quell’epoca musicale fin dall’inizio. Per questo mi ritengo molto fortunato. Me la sono goduta tutta ed è ancora dentro di me. A 13 anni avevo un gruppo “I Beautiful”, con i quali vinsi tutti i concorsi possibili a Milano da piazzale Corvetto a Porta Romana! A 16 anni a causa di un incidente in moto, che mi fece perdere momentaneamente la memoria, interruppi gli studi (studiavo chimica!) e intrapresi la carriera di musicista che durò fino ai 23 anni. Poi decisi di cambiare attività, ma di non uscire dalla musica, così iniziai a lavorare in un negozio di strumenti musicali e, anziché suonare tutte le sera, iniziai nelle balere, giovedì, sabato e domenica, altra bella esperienza.
Successivamente passai alla Ricordi dalla fine del ’77 come commesso e la lasciai nel ’93 da direttore commerciale del mio settore. Quel periodo è stato l’unico durante il quale non ho suonato – e me ne pento. Ho ripreso nel ’90 quando sono stato attratto dalle percussioni latine, che in Italia cominciavano a vedersi con una certa frequenza ed ho studiato circa 3 anni. Da allora non ho più smesso, anche ora suono la batteria con un gruppo rock e canto e suono le percussioni latine con un altro più indirizzato verso i Santana. Nella mia attività sento e vedo centinaia di gruppi e musicisti di tutti i livelli, vivo in mezzo a milioni di strumenti musicali di ogni genere, giro il mondo e dedico tutte le mie energie alla ricerca di strumenti musicali che rispondano il più possibile alle esigenze dei musicisti dilettanti o professionisti, basandomi sulla qualità, funzionalità e il giusto rapporto qualità/prezzo.

Il mondo del fare musica è un mondo che mi affascina, è il mio mondo, alimenta il mio spirito ogni mattina quando mi sveglio e non mi stanca mai, anzi mi stimola continuamente. Il pensiero di trovare un nuovo prodotto che poi ha successo sul mercato è la mia massima ambizione, perché corona una scelta di vita mi fa sentire utile alla musica e alla società. E’ come un parto, un figlio che nasce e che vedi crescere, meraviglioso! Non avrei potuto fare altro mestiere. La musica è il colore della vita, senza la musica la vita sarebbe in bianco e nero, triste e malinconica. Come potrei non suonare?
Una volta mi vergognavo e se vedevo e sentivo uno più bravo (e ce ne sono tanti) mi ritiravo ed evitavo di suonare, ora non più, non rifiuto mai un invito su un palco, con chiunque e in qualsiasi situazione capiti – se mi invitano vuol dire che gli fa piacere quindi…

MM: Quali sono le sue considerazioni in merito all’evidente crisi economica che la nostra società sta affrontando in questo momento storico e quali possono essere le ripercussioni sul mondo della musica?
CF: Parlare genericamente delle ripercussioni della crisi economica sulla musica ci farebbe entrare in un dedalo infinito di materie e settori paralleli e complementari che spesso sono contrastanti e a volte addirittura contraddittori. Il settore Musica è troppo variegato per poter generalizzare.
Per esempio: il settore discografico da tempo, purtroppo, è in sofferenza per vari motivi e con la crisi attuale tende a peggiorare la situazione, mentre invece la musica dal vivo intesa come concerti, feste di piazza e simili, sta attraversando un momento particolarmente favorevole. A Milano, ad esempio, non si trova una sala prove libera. Lo scenario attuale è complesso e difficile da interpretare, richiede di essere affrontato con pragmatismo e, allo stesso tempo, con spirito innovativo.

MM: E nel comparto musicale europeo che ruolo gioca l’Italia?
CF: Siamo in quarta posizione come numeri e molto più lontani come cultura. In Inghilterra, e non solo, suonare uno strumento è tra le attività più naturali e spontanee della popolazione. Giovanissimi, giovani, anziani, insomma in Inghilterra un cittadino su cinque suona uno strumento perché suonare è al contempo cultura e divertimento – o viceversa. Il suonare è inteso innanzitutto come piacere e appagamento personale, perché è bello suonare, apre la mente, il cuore, l’anima, senza avere necessariamente ambizioni professionali, almeno in partenza.
La Germania è molto, molto vicina all’Inghilterra, negli ultimi anni ha avuto uno slancio fortissimo nella vendita di strumenti musicali. La Francia segue a breve distanza e poi viene l’Italia dove solo 4 persone su 100 suonano uno strumento in maniera continuativa.
Dobbiamo crescere, perché la richiesta del fare musica è altissima, gli italiani vogliono suonare. E’ il sistema che ha necessità di essere rivisto, aggiornato ed adeguato dalla base per poter dare una risposta a questa pressante richiesta e per dare uno sbocco reale a chi decide di intraprendere questa carriera. Spesso però nell’ambito scolastico, quando si deve effettuare un taglio, la prima voce che ne subisce le conseguenze è proprio la musica. Questo è profondamente sbagliato e dimostra la mancanza di conoscenza dell’argomento da parte di chi invece dovrebbe conoscerlo molto bene, perché è stato preposto per questo compito. La musica deve essere considerata a tutti gli effetti una materia curriculare come tutte le altre, alla pari di materie come lettere o matematica. Senza dimenticare che la musica ha un plus che altre materie non hanno, in quanto svolge un ruolo educativo e formativo altissimo, crea benefici permanenti alla persona – benefici che la accompagneranno per sempre, sia nella vita privata che in quella professionale.
Questa non è una mia impressione, è dimostrato da scienziati ed esperti, e buona parte di questa documentazione è disponibile sul sito Dismamusica.

MM: Lei è diventato presidente di Dismamusica (associazione nazionale di distributori, importatori e produttori di strumenti ed edizioni musicali ed accessori aderente a Confcommercio) dal 1° gennaio 2009. Ci può spiegare in che cosa consiste questa associazione?
CF: Grazie per questa domanda!
Ritengo fondamentale che il pubblico dei musicisti sappia quanto Dismamusica fa per lo sviluppo della pratica musicale nel nostro Paese.
Dismamusica è nata 27 anni fa, con lo scopo primario di promuovere la pratica musicale per il ruolo che il fare musica ha nella formazione di una persona, per i benefici che da essa derivano e per far si che, per questi motivi, sempre più persone suonino uno strumento musical nel nostro Paese . Questa è la sintesi.
In pratica Dismamusica è un associazione, non a scopo di lucro, composta da produttori, distributori, artigiani di strumenti musicali, editori di musica stampata, e altre associazioni che condividono la nostra filosofia che, insieme, rappresentano la grande maggioranza del mercato. Ci impegniamo da sempre per dare anticipazioni o risposte ad un mercato in continua evoluzione: cambiano gli strumenti, cambiano i costumi, cambiano i gusti, cambiano gli stili, cambiano le tecniche, cambiano le leggi, cambiano le regole e il nostro compito è cogliere tutti questi input dalle fiere internazionali, dai nostri fornitori, dai nostri produttori e portarle nel nostro paese per essere allineati con le altre nazioni e per far si che l’interesse verso il fare musica sia sempre vivo. Ma questa, anche se la più importante, è solo una delle nostre attività.
Non dimentichiamo che da più di vent’anni organizziamo l’unica fiera nazionale di settore in Italia e ci accingiamo a ripartire a breve con un format molto diverso dal passato, dove , oltre agli strumenti musicali e le edizioni che sono la base, coinvolgeremo in maniera trasversale tutta la filiera “Musica”. Una manifestazione che darà ampio respiro ed una voce a tutti i settori che ne fanno parte. Da vent’anni rileviamo i dati di mercato e da tre collaboriamo con SCF e FEM per il “Rapporto sull’Economia della Musica”. Sono tutti strumenti straordinari e indispensabili per tutti gli operatori ed è mia intenzione perfezionarli coinvolgendo sia le aziende associate che non per offrire al mercato un quadro generale sempre più preciso e completo. Organizziamo periodicamente il censimento dei negozi di strumenti musicali per renderci conto della realtà dei rivenditori e di come possiamo cooperare maggiormente con loro per crescere insieme. Siamo uniti dallo stesso destino, per cui è importante un dialogo aperto, costruttivo e costante tra di noi, a beneficio di tutti: distributori, rivenditori, consumatori.

Con Scuola Musica Festival abbiamo organizzato per sette anni la più grande orchestra giovanile del mondo, un evento che ha portato sul palco del Disma Music Show 1400 studenti tra bimbi e ragazzi dalle elementari alle superiori. Un’iniziativa che abbiamo dovuto interrompere e che mi auguro di poter riprendere al più presto con un supporto istituzionale indispensabile e direi anche dovuto.
Siamo in stretti rapporti con la NAMM americana e tutte le principali associazioni mondiali di distributori di strumenti musicali con le quali ci incontriamo almeno due volte all’anno negli USA per fare scambi di opinioni e di esperienze, per creare, progettare, sviluppare nuove idee utili allo sviluppo della pratica musicale nei Paesi di ognuno e di conseguenza nel mondo.
Queste sono solo alcune delle nostre attività e potrei citarne molte altre non meno importanti ma mi riservo di farlo alla prossima occasione.

MasterMusic_aziendaMM: Certamente e ne saremo fieri se scegliesse nuovamente il nostro canale.
In Italia manca una vera cultura musicale e nei programmi scolastici c’è un vero e proprio disinteresse. Occorre ridare alla musica uno spazio importante nel percorso formativo ed educativo. Le attività di Dismamusica cercano di consegnare alla musica un ruolo importante nel panorama educativo: fiere, manifestazioni, iniziative costruite insieme alle scuole pubbliche, campagne di informazione pubblicitaria, mostre itineranti, attività ludiche e molto altro. Può tutto questo bastare e perché, secondo lei molti aspettano alla finestra l’evolversi degli eventi senza intraprendere iniziative anche coraggiose?
CF: Diciamo innanzi tutto che ognuno ha il proprio ruolo e la propria funzione. Dismamusica si attiva perche venga riconosciuto il giusto ruolo della pratica musicale perché vive e opera in questo senso, il Governo ha un ruolo diverso ed una funzione istituzionale, per la quale deve necessariamente avere una visione più ampia rispetto a qualsiasi singola organizzazione.
Il Ministro Gelmini, rispondendo ad una richiesta che portavamo avanti da anni, ha appena fatto un passo importantissimo, in questo senso, con l’inserimento del liceo musicale che finalmente colma una voragine del sistema preesistente, nel quale si faceva musica alle elementari, alle medie per poi avere un baratro di cinque anni e trovarsi in fine di fronte al conservatorio senza possibilità, senza speranza. Un sistema che non aveva alcun senso e nessuna prospettiva. Ora siamo sulla strada giusta, il percorso è stato tracciato ed è completo.
Questa è una prima risposta per il completamento del percorso formativo ed educativo, ma c’è ancora molto da fare: per esempio la preparazione e la selezione degli insegnanti di musica, le strutture adatte nei luoghi adatti ecc., e ci auguriamo che il Governo tenga conto non solo delle nostre richieste, ma anche della nostra più ampia disponibilità nel cooperare con le istituzioni centrali e locali affinché questo processo di rinnovamento venga accelerato e portato avanti con l’ausilio esterno di professionisti e competenti.
Lei sottolinea che molti stanno alla finestra a guardare, ma io la leggo in modo diverso. Ci sono tante associazioni, ognuna con i propri problemi, ognuna con i propri obiettivi, e che avanzano singolarmente le proprie richieste ma che poi, spesso, possono stare solo alla finestra ad aspettare perché sono sole, sono singole, perché sole non hanno una capacità di impatto o di influenza tale da far muovere la macchina dello Stato. Il coraggio c’è e le iniziative anche, ma manca la massa critica. Così non può funzionare, non possiamo coltivare ognuno il proprio orticello e ambire alla propria meta, così staremo tutti alla finestra per sempre.
Bisogna creare alleanze, sinergie, stabilire delle priorità e muoversi uniti, fare, appunto, massa critica, in questo modo ci sono delle reali possibilità di richiamare l’attenzione del Governo. Da questo punto di vista, da un anno a questa parte, Dismamusica coopera attivamente con un gruppo composto da più di trenta associazioni denominato Amici della Musica, insieme al quale stiamo perseguendo obiettivi importantissimi per tutto il settore – dalla cultura al discografico, dal diritto al sociale – e sono convinto che questo sia il sistema migliore per guardare ad un futuro con risultati tangibili.

MM: Che ruolo gioca ”la fiera” in un percorso di comunicazione aziendale? Quali aiuti può offrire e come deve essere strutturata oggi una fiera per garantire nuove forme di informazione?
CF: La fiera di settore è una necessità di tutti quei comparti dove ci sono frequenti evoluzioni, assidui cambiamenti di mercato molta tecnologia e tecnologia avanzata, molte novità, dove cambiano spesso le tendenze e si intrecciano le necessità del rivenditore con quelle del consumatore – tutti fattori che noi distributori viviamo quotidianamente e che perciò rendono indispensabile la presenza di questo avvenimento.
Ci sono anche altri motivi non meno importanti. La fiera è l’unico grande evento dove c’è un incontro diretto tra distributori, produttori ed utenti e questo è un percorso obbligatorio di comunicazione aziendale, è spesso il primo test su novità o prototipi.
La nostra fiera è rivolta principalmente al pubblico e ed è la prima subito dopo la Musikmesse di Francoforte, la più grande fiera di settore al mondo, quindi per gli italiani un occasione irrinunciabile per vedere le novità (la maggior parte) se non hanno avuto la possibilità di andare a Francoforte. E qui emerge un altro ruolo unico di comunicazione della fiera di settore, la possibilità di vedere, sentire e provare uno strumento e non solo ma anche di vedere, sentire, incontrare, scambiare opinioni con grandi musicisti nazionali ed internazionali, assistere o partecipare a seminari, clinic, demo ecc. Senza sottovalutare poi i convegni, meeting o conferenze, che spesso si svolgono nel corso della manifestazione.
In definitiva la fiera di settore svolge un ruolo fondamentale ed insostituibile di comunicazione, sia con il grande pubblico che con gli operatori moderni, consci della necessità di essere aggiornati al passo con i tempi.

Oggi, per essere ben strutturata e moderna, la nostra fiera deve diventare la fiera “della musica”, di tutta la musica, che coinvolge tutti i protagonisti che operano sotto la sua insegna, un evento mediatico con un raggio di azione a 360 gradi nel quale tecnologia e tradizione non hanno limiti o confini. La nostra fiera dovrà essere una fiera che spazia anche all’esterno delle proprie mura, coinvolgendo la città per renderla partecipe e non vittima di un evento di cui si dovrà parlare fino all’edizione successiva.

MM: Qual è la dote che ha ricevuto dopo i sedici anni di presidenza di Dismamusica da parte di Antonio Monzino jr e quale linea vorrebbe seguire con la nuova gestione?
CF: Antonio Monzino Jr mi ha consegnato una associazione solida, importante, indispensabile nel nostro settore. Dismamusica nel corso dei suoi 27 anni ha fatto molto per la musica e per il mercato, di cui oggi rappresenta l’80% e raccoglie la maggior parte dei produttori e distributori italiani.
E’ mio compito ora portarla avanti con gli stessi concetti, la stessa determinazione e lo stesso coraggio guadando avanti, con la ferma intenzione di farla crescere numericamente – sia con altri produttori, distributori e artigiani sia estendendo l’invito anche ad altre associazioni che condividano i nostro obiettivi. Monitorare costantemente il mercato per cogliere qualsiasi sintomo di cambiamento o necessità. Cooperare sempre più con i rivenditori facendoci riconoscere come compagni di viaggio e non come una entità da cui difendersi, perché abbiamo molte possibilità di ottenere risultati seguendo questa via.
Aumentando i contatti e la collaborazione con le istituzioni, con il governo e con i media, per renderci più utili, più visibili e presenti in questa società.

MM: La ringraziamo molto per la sua disponibilità e per averci illustrato un aspetto insolito per la nostra rivista ma di fondamentale importanza per tutto il settore musicale.
CF: Grazie a voi per l’interesse nei confronti di un aspetto non propriamente tecnico. Solo grazie all’unione di tutte le nostre forze si riuscirà a crescere verso una stessa direzione.
Un saluto agli amici di Planet Drum.

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